I Giorni della Storia

L’Italia e le dominazioni straniere nell’Età moderna: la discesa di Carlo VIII in Italia, Angioini e Aragonesi

Posted by Alessandro Ferretti su marzo 31, 2009

1.

Nell’Età cosiddetta moderna (dalla scoperta dell’America, per intenderci) il primo che prese di mira l’Italia come terra di conquista fu Carlo VIII re di Francia. E non si può dire che abbia trovato né ostacoli né cattiva accoglienza da parte dei vari potenti che in quell’epoca si dividevano la Penisola e i cui territori venivano attraversati dalle sue milizie: Savoia, Milano, Firenze (che oppose qualche iniziale resistenza), gli Stati pontifici. Tanto, Lorsignori sapevano bene che per loro non c’era pericolo: la vera méta dell’invasore francese era più a sud, il regno aragonese di Napoli.

Il nostro Meridione ha sempre fatto gola ai predatori di turno; già nei secoli precedenti se l’erano preso, appunto, gli Aragonesi (Spagna) che a loro volta lo avevano strappato agli Angioini (Francia), che lo avevano portato via agli Svevi, che lo avevano ereditato dai Normanni. Quanta gente, eh?!…

A dire la verità, Carlo VIII non era nemmeno sceso in Italia di sua iniziativa, anche se lo fece ben volentieri: ce lo aveva chiamato quel furbastro del milanese Ludovico il Moro (dico furbastro perché poi, coi Francesi, ci rimise le penne; ma più che altro è meglio definirlo politicamente malaccorto nello scegliersi l’alleato, perché con quella sua infausta iniziativa inaugurò in Italia la lunga stagione delle invasioni e dominazioni straniere – v. riferimento). E fu per salvare il proprio potere su Milano che il Moro istigò il re francese a far valere le antiche rivendicazioni angioine sul regno di Napoli muovendo guerra agli Aragonesi. In questo modo ruppe quella politica di equilibrio politico ed economico fra i vari stati e staterelli italiani, fino ad allora mantenuto dall’abilità diplomatica del fiorentino Lorenzo il Magnifico.

Siamo nel 1494; da questo momento in poi l’Italia non si libererà più della presenza di dominatori stranieri, che continuerà indisturbata fino al 1918: l’altro ieri.
Carlo VIII, comunque, non ebbe vita facile nel nostro Meridione, perché contro di lui si coalizzarono tutti quei potentati che non vedevano di buon occhio una forte presenza francese nella Penisola: Venezia, che temeva venissero minacciati i propri interessi marinari e mercantili nel Mediterraneo; il re di Spagna Ferdinando il Cattolico (quello di Cristoforo Colombo) che vedeva in pericolo i diritti della sua dinastia sul regno di Napoli; l’Imperatore Massimiliano I che vedeva minacciata la dignità imperiale in Italia; il papato di Alessandro VI Borgia, che veniva a trovarsi questa grande potenza proprio ai confini meridionali dello Stato della Chiesa; e infine (udite udite) proprio lo stesso Ludovico il Moro, colui che della discesa di Carlo VIII in Italia era stato l’istigatore, e che invece adesso vedeva minacciato il proprio ducato dalle pretese dinastiche avanzate su Milano da un altro francese, Luigi duca d’Orléans. E tutti insieme unirono le loro ingenti forze per tagliare al francese i collegamenti con la Francia e per fargli capire che qui, per lui, non tirava aria buona. Vista la mala parata, Carlo VIII si affrettò a tagliare la corda, ma sulla via del ritorno, nei pressi di Parma, ricevette dalla Coalizione una sonora batosta che lo privò della sua pur poderosa artiglieria e lo costrinse a tornarsene a casa per il cosiddetto “rotto della cuffia”. Il suo posto a Napoli fu ripreso dalla casa d’Aragona, aiutata soprattutto dalla Spagna e dalla Repubblica di Venezia.

2.

Non sia mai detto, però, che l’Italia debba essere lasciata in pace. Ci mancherebbe. Quando un dominatore straniero impara la via, prima o poi ci ritorna. E l’erede di Carlo VIII, suo nipote Luigi XII di Valois, ci fece un pensierino. Però questa volta non limitò le sue mire espansionistiche solo sul regno di Napoli nella sua qualità di erede e continuatore della dinastia angioina, ma anche (tanto per gradire) sul prezioso e ricco ducato di Milano. E la conquista del Milanese fu per il Valois un’impresa abbastanza facile, perchè a differenza del suo predecessore non si limitò a una guerra guerreggiata, ma la fece precedere da un intelligente lavoro diplomatico: portò dalla sua parte la Repubblica di Venezia, a sua volta interessata a debellare il potente e scomodo vicino lombardo, e che ottenne in cambio Cremona e i territori fino al fiume Adda che prima appartenevano al ducato milanese (Ve lo ricordate il manzoniano Renzo Tramaglino fuggiasco da Milano – siamo più di un secolo dopo -, quando chiede al barcaiolo che lo avrebbe traghettato, che cosa ci fosse al di là, appunto, del fiume Adda? “Terra di san Marco” fu la risposta, cioè territorio della Repubblica di Venezia); e si procurò anche l’alleanza del papa Borgia, che ottenne per suo figlio Cesare il ducato francese di Valentinois (da cui il nome, per Cesare Borgia, di duca Valentino). Siamo nel 1499.
I Francesi si presero quindi Milano e vi restarono fino al 1512. Quel Ludovico il Moro, che tanto casino aveva combinato chiamandoli in Italia, dovette fuggire e riparare in Germania, presso l’imperatore. Da qui, nel 1500, riuscì a raccattare ottomila Svizzeri per tentare di recuperare il trono perduto. Ma fu sconfitto a Novara, fatto prigioniero e relegato in Francia, dove finì i suoi giorni otto anni dopo. Per di più, gli Svizzeri da lui assoldati, ritornando nei loro paesi, si impadronirono di Lugano e di Bellinzona, che già dai tempi dei Visconti appartenevano al ducato di Milano, e che in seguito furono aggregati alla Confederazione Elvetica, col nome di Canton Ticino.
La conquista del Regno di Napoli da parte del francese Luigi XII non si presentava, invece, così facile come quella del ducato milanese, a causa degli stretti legami di parentela fra il re aragonese di Napoli e il re di Spagna. E Luigi, ottimo diplomatico anche in questo caso, fece col re spagnolo un accordo segreto, in base al quale il nostro Meridione se lo sarebbero spartito fra loro: la Francia si sarebbe presa la Campania e l’Abruzzo, e la Spagna il rimanente (erano già sue, comunque, la Sicilia e la Sardegna).
I Francesi irruppero nel regno di Napoli da nord; e gli Spagnoli vi sbarcarono fingendo di intervenire per portare aiuto al re aragonese e respingerli. In realtà si spartivano la preda. Il re Federico III dovette soccombere e cedette i suoi diritti a Luigi di Francia, che in cambio gli dette il ducato francese di Angiò e una allettantissima rendita. Un po’ come nel Calciomercato di oggi… E così finivano, dopo sessantacinque anni, la dinastia e il dominio degli aragonesi in Italia.

3

Poi però, anche fra i nuovi padroni cominciarono a sorgere dissidi per il predominio e su come spartirsi, in maniera meno precaria e senza pericolose coabitazioni fra loro, ciò che era a loro disposizione nel nostro Paese. E nel 1503 vennero ai ferri corti; i francesi furono sconfitti e costretti ad abbandonare il Napoletano. Con la Pace di Blois dell’anno successivo, il regno di Napoli entrò a far parte dei domìni spagnoli, e alla Francia fu assegnato il ducato di Milano.

A noi Italiani, al popolo minuto, il… privilegio di lavorare per gli uni e per gli altri, ingrassando con le nostre risorse i forzieri delle loro Corone. Ma noi siamo un popolo che sa adattarsi e accettare; e il nostro atteggiamento, come già in altre epoche, fu molto pragmatico ed equidistante: “Viva la Franza, viva la Spagna, pur che se magna”…

Come concludere? quale commento a queste prime invasioni del nostro Paese nell’Età moderna, che si sono esaurite solo nel 1918 con gli ultimi austro-ungarici? Di invasori stranieri ne abbiamo avuti una marea noi italiani qui in casa nostra. Persino nella più recente Seconda guerra mondiale abbiamo avuto il piacere di ospitare truppe d’occupazione indiane, marocchine, di pelle rossa nera e marrone, al seguito dei liberatori anglo-franco-americani; e tutti hanno lasciato traccia anche genetica del loro più o meno lungo passaggio. Ci mancano solo i Cosacchi del Don, ma non perdiamo le speranze: sarà per un’altra volta…
Quanti “ospiti” abbiamo avuto nel nostro Paese; quante guerre, vessazioni straniere, quante travagliate vicissitudini. Eppure, in tutte queste tribolazioni, abbiamo resistito e siamo sopravvissuti; abbiamo creato ed esportato cultura, la cultura italiana del Quattro e del Cinquecento, che è forse fra le più ricche che il genio umano abbia saputo produrre. E il Rinascimento è un regalo che l’Italia ha fatto al mondo.

Nell’immediato Secondo dopoguerra, fece epoca un film americano, “Il terzo uomo”, in cui il “cattivo” Orson Welles faceva più o meno questa considerazione:

“” Sono le guerre, le lotte fratricide, le dominazioni straniere e le sofferenze che temprano e fortificano gli animi e ne sviluppano l’ingegno. Guardate l’Italia: ha sofferto per secoli le umiliazioni e i soprusi di invasori da tutte le parti, guerre e distruzioni e saccheggi nelle sue terre, pianti e lutti le sono stati inferti come lividi sull’anima. Eppure, ma forse proprio per questo, ha saputo creare il miracolo del Rinascimento, dando al mondo le opere prodigiose di Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Benvenuto Cellini…

Che cosa ha saputo dare, nei secoli, l’inviolata e pacifica Svizzera? L’orologio a cucù. “”

E, pur senza nulla togliere agli Svizzeri, la cui industriosità e importanza nel mondo non si limitano certo all’orologio a cucù, sembra così anche a noi.

C’è però un’ultima piccola considerazione, tanto per dircela tutta. Per secoli l’Italia è stata invasa, spartita e dominata, esattamente come una colonia, dai vari potenti che si affacciavano via via alla ribalta: perché era diventata una res nullius, una terra di nessuno e senza padrone, con una eccezionale posizione strategica; e soprattutto perché era un’appetibile produttrice di ricchezze agricole e commerciali da sfruttare, con popolazioni sempre pronte ad un duro e fruttuoso lavoro.

Ma c’è da scommetterci che se per assurdo, durante tutti quei secoli, fossero state già conosciute e applicabili le potenzialità del petrolio (non solo per accendere una lanterna), i vari conquistatori di turno ci avrebbero certamente lasciati più in pace, avrebbero intensificato e prolungato le loro Sante Crociate nel vicino Oriente, e le loro fameliche mire si sarebbero rivolte esclusivamente verso quei lidi, a spese di qualche altro malcapitato Bin-Sala-Bim o Alì Babà.
Anche, magari, con frecce e catapulte… non intelligenti.

articolo tratto integralmente dal sito Sala di lettura ( http://www.alalba.it )

4 Risposte to “L’Italia e le dominazioni straniere nell’Età moderna: la discesa di Carlo VIII in Italia, Angioini e Aragonesi”

  1. Proprio alla luce degli accadimenti in essere,conforta trovare conferma delle mie riflessioni: l’Italicostivale ed i suoi indigeni sono stati e sono territorio di conquista da sempre. Nel leggere della prevalenza della Francia nel sistema economico attuale e le misure, (che saranno cassate dall’Unione Europea), delle ambizioni del Neo Napoleaone sorrido. Avrei preferito gli Austriaci. Sorrido per due motivi: mi chiedo come riusciranno i Francesi a gestire la clepto-burocrazia, poi come sempre, “O Con Francia O con spagna, purchè si magna.)!

  2. guido paolini said

    dopo questa interessante lettura, scusandomi per la mia scarsa conoscenza dei fatti rinascimentali, mi faccio una ragione della attuale situazione socio-politica-economica di questa “nostra” Italia.

  3. L’ha ribloggato su dantesommopoetae ha commentato:
    Alla dominazion l’Italia è avvezza
    da sempre, siano téutoni o spagnoli
    La storia si ripete, non c’è pezza

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